La proprietà della moneta

Il nome scelto per questo articolo indica un’idea più ideologica che pratica ma potrebbe rappresentare un grande cambiamento.

Alla base del progetto sta il concetto che se idealmente fossimo proprietari della moneta posseduta, per poter trasferire questa proprietà a qualcun altro dovremmo pagare allo Stato una certa percentuale.

Se ogni passaggio di moneta da una persona ad un’altra, da una ditta all’altra fosse tassato al 20% non ci sarebbe più bisogno di scontrini, fatture, tasse, e quant’altro.

Sparirebbe in un attimo il concetto di nero, di furti di soldi, sparirebbe tutto.

Non ci sarebbero più soldi e quindi neanche la possibilità di rubarli, ogni persona ha la sua carta con cui paga tutto e la proprietà della moneta passerebbe da una persona ad un’altra.

Comprando una qualsiasi cosa al negozio l’acquisto prevede un passaggio di proprietà della moneta tramite una carta. L’Acquirente paga 100€, in automatico al venditore vengono accreditati 80€ mentre 20€ vanno direttamente allo Stato che garantisce il passaggio di proprietà della moneta, tutto in unica transazione.

Non è l’Iva perché anche il venditore avrà comprato la merce pagandola ad esempio 50€ e in tale transazione 40 saranno finite al produttore e 10 allo Stato.

L’idea della tassazione al 20% senza ulteriori incombenze si può applicare anche a tutte quelle forme di attività condotte in maniera non imprenditoriale. Ad esempio nell’affittare un appartamento nel periodo estivo il proprietario non diventa un imprenditore ma riscuote una somma. Se nel bonifico fatto dall’affittuario, il 20% andasse direttamente allo Stato non ci sarebbe bisogno di ritenuta d’acconto, dichiarazioni successive al commercialista e quant’altro di fastidioso.

Lo stesso concetto si potrebbe applicare per quei lavori domestici fatti saltuariamente da chi non ha un fisso lavoro. Basterebbe andare sul sito, registrare l’assunzione giornaliera e pagare una somma. Di questa somma l’80% va nella carta del prestatore d’opera occasionale mentre il 20% direttamente allo Stato senza ulteriori incombenze

Contributi pagati dal lavoratore anziché dal datore di lavoro

Il concetto è molto semplice, se una persona guadagna 2.000€ netti al mese, il datore di lavoro versa circa 900€ di contributi corrispondente al 45% dello stipendio.

In 40 anni di lavoro e considerando 13 mensilità, il dipendente avrà 468.000€ di contributi versati dal datore di lavoro e uno stipendio totale 1.040.000€.

Se il dipendente avesse incassato direttamente lui i 468.000€, in 40 anni avrebbe potuto spendere 1.508.000€ (1.040.000 + 468.000).

Se ad ogni transizione lo Stato trattenesse il 31%, il dipendente verserebbe esattamente i contributi di 40 anni di lavoro.

Vantaggi: più soldi per le persone e raddoppio del PIL

Il concetto è molto semplice, molti ci dicono che non sia applicabile ma ancora nessuno ci spiega il perché.

Qualcuno ci ha obbiettato che se il dipendente non spende tutti i 2.900€ mensili non versa i contributi versati. Vero, ma è anche vero che il dipendente avrà una somma di denaro messa da parte compresa dei sui contributi non versati. Versati o non versati i soldi sono sempre i suoi

L’argomento trattato è ben più complesso di come è stato trattato e quindi questo articolo rappresenta solo il punto di partenza per avviare un confronto con i lettori

Roberto Paoletti

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