Il calcio italiano sta vivendo un momento di profonda crisi strutturale, evidente nel declino della Nazionale, nelle difficoltà dei club a competere in Europa e nei problemi economici, riflettendo una mentalità di gioco considerata arretrata e focalizzata sulla difesa e un sistema lento alle riforme, nonostante la grande passione degli italiani per questo sport.
C’è anche la percezione che l’Italia non stia più producendo giovani talenti di livello internazionale come un tempo, complice la percentuale di calciatori stranieri in Serie A che fin troppo alta, attestandosi intorno al 60-65% (con dati recenti che riportano il 63,7% nella stagione 2024-2025, o circa 67% a seconda della rilevazione), rendendolo uno dei campionati più “internazionalizzati” d’Europa, ben oltre il 38% di Bundesliga, Ligue 1 o Liga spagnola.
Si potrebbe anche azzardare che la Serie A e in parte anche la Serie B rappresentano oggi il peggiore esempio che si possa dare dello sport ai giovani. I diritti televisivi predominano incontrollati su tutto e i cittadini pagano l’incapacità dello Stato di gestire la popolazione dei tifosi.
CAMBIAMENTI PROPOSTI
Ogni squadra dovrebbe avere in campo al massimo 5 stranieri, se non si può proprio fare perché siamo in Europa allora lo dovrebbero richiedere i tifosi uscendo dallo stadio in caso di mancato rispetto di questa norma.
Un modello da imitare: il modello Tedesco
Il calcio tedesco conferma un format sportivo affidabile, orientato alla sostenibilità economica.
Oltre a ciò, c’è da considerare il ruolo del Governo, da sempre vicino a questo specifico settore e l’impulso della politica ha permesso la ripartenza dell’intero sistema.
Il principio guida che lo regola, da sempre, è la valorizzazione dei “principi ispiratori” che hanno portato, nel tempo, alla nascita dei football club che oggi ammiriamo in campo.
Storicamente, in Germania, infatti, esiste la regola del “50+1”. In pratica nel calcio tedesco il 50+1 è una norma fondamentale che garantisce ai tifosi un controllo democratico sulle loro squadre: impone che il club (l’associazione registrata) debba detenere almeno il 50% più un’azione con diritto di voto della società professionistica, impedendo così agli investitori esterni di prendere il controllo totale, assicurando che i tifosi abbiano sempre la maggioranza decisionale e preservando una cultura calcistica basata sulla partecipazione popolare e prezzi accessibili dei biglietti.
La presenza dei tifosi in molte realtà calcistiche, ha permesso un maggiore coinvolgimento dei tifosi e un legame strettissimo con le società, con effetti positivi per tutti i soggetti coinvolti. Il tifo è “sano”, è molto caldo all’interno degli stadi e c’è un costante ascolto delle istanze dei fan (come nel caso delle strategie di marketing applicate alla vendita dei biglietti).
Il controllo dei tifosi impedisce a potenziali investitori stranieri di acquisire una partecipazione di maggioranza.
Nel complesso si impedisce agli investitori privati di rilevare la squadra o di privilegiare i profitti rispetto ai bisogni dei soci-tifosi.
Stabilità e trasparenza, nella definizione delle regole sono alla base di molti investimenti del calcio tedesco, con progetti importanti soprattutto nel settore dell’impiantistica sportiva.
Leggendo su internet si apprende che ci sono anche diverse critiche al sistema 50+1 tedesco che probabilmente non rappresenta la soluzione definitiva ma una cosa è certa: è necessario adottare una riforma sostanziale per tornare ad un calcio sano e partecipato. Se anche quello tedesco non fosse il modello migliore, sicuramente sarebbe preferibile a quello italiano che non è più in grado di esprime talenti o vincere nelle competizioni internazionali.




















