E l’efficientamento energetico
Il Superbonus è stata una misura di incentivazione introdotta dal D.L. “Rilancio” 19 maggio 2020, n. 34 con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici delle abitazioni e quindi di conseguenza ridurre le emissioni di anidride carbonica CO2, considerata la responsabile del cambiamento climatico. L’iniziativa si è ormai conclusa ma si riportano comunque alcune considerazioni.
Concettualmente il primo capoverso consente una serie di riflessioni.
Innanzitutto la CO2 è emessa da qualsiasi tipo di attività umana e naturale dove sia presente una combustione. Dai motori a scoppio che bruciano diesel, benzina, metano o altri combustibili al riscaldamento domestico e fino ai processi industriale e alla produzione di energia elettrica sono tutte attività umane che producono anidride carbonica. Infatti qualsiasi combustibile, solido, liquido o gassoso contiene atomi di Carbonio che reagendo con l’Ossigeno producono prima Monossido di Carbonio CO e poi nell’aria trovano altri atomi di Ossigeno trasformandosi in Biossido di Carbonio o Anidride Carbonica o CO2.
Ma non solo, anche la respirazione delle persone, le eruzioni vulcaniche e in parte la “respirazione cellulare” delle piante nelle ore notturne sono solo alcune delle fonti di emissioni di CO2 naturali.
L’aumento della popolazione mondiale e la maggiore ricchezza di molti Paesi hanno contribuito in maniera predominante alle maggiori emissione di CO2 registrate nell’ultimo secolo. Da qui il collegamento con il cambiamento climatico.
La prima riflessione da fare è questa. Dobbiamo tutti sperare che il cambiamento climatico in corso, collegato fondamentalmente con l’aumento della temperatura globale, sia veramente dovuto all’aumento dell’anidride carbonica perché se fosse così, forse un giorno tutta la popolazione mondiale potrebbe contribuire a rallentare questo aumento della temperatura e cosa più importante sarebbero giustificati almeno in parte, tutti gli investimenti fatti per limitare l’uso delle fonti fossili.
Quest’ultima frase va spiegata meglio. Se l’aumento della temperatura non fosse veramente collegato con l’aumento della CO2 sarebbe molto grave perché è stato investito quasi tutto quello che si poteva sulla riduzione delle emissioni di CO2 ma quasi niente sulla riduzione delle conseguenze del cambiamento climatico e quindi per esempio al territorio italiano che molto sensibile alle inondazioni, alle frane, agli incendi boschivi, alle valanghe e altro non è stato concesso nessun miglioramento o messa in sicurezza. Così ad oggi se piove un po’ di più non sappiamo fare altro che lanciare l’allerta meteo ma poi città intere finiscono sotto l’acqua devastante dei fiumi e se c’è un po’ di vento forte le piante cadono sulle strade o peggio sopra le macchine.
E il Superbonus 110% segue questa filosofia, ovvero ha investito tutto sull’efficientamento energetico delle abitazioni per ridurre le emissioni di CO2, ma ha praticamente azzerato la possibilità di investire su aspetti di difesa del territorio
Inoltre a livello economico il Superbonus prevedeva il passaggio del credito da una ditta ad un’altra, situazione che ha generato un buco impressionante nel bilancio dello Stato. Praticamente un condominio A chiamava una ditta edile B per fare tutti i lavori di efficientamento e poi invece di pagare quanto dovuto, ipotizziamo un milione di euro, cedeva il suo debito alla stessa ditta edile B. Questo passaggio è solo per far capire il concetto, ma in realtà non c’era un passaggio tra A e B. La ditta B doveva riscuotere un milione di euro e quindi aveva un credito di pari importo che poteva cedere a chiunque. Se un’altra ditta C magari una banca o piuttosto una ditta che produceva divani aveva un milione di euro di liquidità, poteva pagare la ditta B e quindi acquistava lei stessa il credito. In realtà, la ditta C pagava a B solo l’80% se non il 70% del credito e lo Stato gli riconosceva il 110%. In pratica questo significa che il condominio A non pagava nulla, la ditta B prendeva 800.000€, mentre la ditta C vantava un credito di 1.100.000€. E alla fine chi ha pagato 1.100.000€? Pantalone, ovvero lo Stato e quindi tutti i cittadini. In realtà lo Stato non ha pagato direttamente ma ha concesso alla ditta C di non versare i contributi e le tasse sempre per lo stesso importo. E chi ha guadagnato più di tutti? Le banche in quanto avevano possibilità di liquidità e quindi la maggior parte dei crediti sono finiti a loro che per 4 anni potranno scalare dai contributi e dalle tasse tutti i crediti acquistati all’80%. In pratica hanno prestato soldi a più del 30% di interessi, quando già sopra l’8% è considerato usura.
Il sistema, in pochissimo tempo è letteralmente sfuggito dal controllo dello Stato che ha dovuto immediatamente sospendere tutto, ma dal 2020 al 2024 il Superbonus ha prodotto 125 miliardi di minor entrate allo Stato.
Per di più il Superbonus non ha prodotto i benefici sperati in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e nel Rapporto allegato ci sono alcuni calcoli.
Altri limiti del Superbonus 110%
- Riduzione dell’anidride carbonica (CO2) mondiale insignificante e dell’ordine dello 0,032%.
Secondo quanto riportato su molti siti tra cui Wikipedia, l’Italia emette lo 0,8% dell’anidride carbonica prodotta globalmente mentre le case efficientate sono state circa 500.000, ovvero su 12 milioni, il 4% delle abitazioni presenti in Italia.
Se anche fosse che le emissioni di queste case si fosse azzerato, a livello globale la riduzione delle emissioni di CO2 sarebbe dell’ordine dello 0,032% (il 4% di 0,8%). 125 miliardi spesi per una percentuale dello 0,032% di riduzione della CO2 non è giustificabile per un Paese indebitato come l’Italia!
- Quando lo Stato interviene eccessivamente su un settore ed in tempi molto rapidi, in realtà lo sta drogando perché squilibra troppo il mercato e non si creano i presupposti per una ripresa costante negli anni. Tutti sapevano che un incentivo così alto non poteva durare per sempre e quindi la maggior parte delle ditte hanno preso tutti i lavori che potevano realizzandoli in pochissimo tempo trascurando completamente la qualità.
- Molte ditte che si sono arricchite in poco tempo e che poi sono fallite appena terminato l’incentivo.
- I prezzi dei prodotti sono lievitati in maniera sproporzionata.
- Molti prodotti edili utilizzati nell’edilizia sono prodotti all’estero e quindi producono utili per aziende straniere, come l’Italcementi che è diventata tedesca
- Incentivi così alti e elargiti in brevi periodi non da il tempo alle ditte di strutturarsi con personale italiano ed idoneamente formato. Le ditte hanno quindi assunto personale straniero in quanto tra l’altro in concomitanza c’era anche il sussidio del reddito di cittadinanza. Una volta terminati i lavori le ditte hanno licenziato molto del personale e quindi lo Stato in molti casi ha dovuto pagare anche la disoccupazione a italiani e stranieri.
- Gli stipendi pagati agli stranierei non residenti sono solo flussi di denaro verso l’estero che non creano nessuna economia circolante.
- L’incentivo non considera il reddito e quindi sono state ristrutturate le abitazioni di gente facoltosa e addirittura le seconde e terze case di molti imprenditori.
Lo Stato ha pagato la ristrutturazione di edifici affittati dai privati ad Enti o Amministrazioni pubbliche. Qui si è verificato il paradosso che lo Stato ha pagato le ristrutturazioni ai costruttori proprietari degli edifici dove lo Stato stesso paga un canone di affitto da decenni. Questo significa che alcuni costruttori che hanno già intascato affitti per milioni di euro, si sono visti ristrutturare i loro edifici dallo Stato non solo a costo zero, ma incassando loro stessi una parte dell’incentivo perché la ditta che ha eseguito i lavori era la loro. Inoltre se, come in molti casi, i contratti non sono scritti così bene, gli stessi costruttori hanno aumentato il canone di affitto in quanto dimostrato che c’è stata una miglioria nell’edificio.
- Uno degli aspetti più tristi del Superbonus è stata l’impossibilità di non aver potuto riciclare le caldaie rimosse dagli appartamenti. In molti casi, le caldaie di vecchia concezione sono state infatti sostituite con quelle a condensazione o a pompa di calore anche se in realtà molte di queste non erano vecchie ma avevano solo dei consumi leggermente più alti dell’ordine del 5%. Se si pensa che nei paesetti ci sono ancora tantissimi anziani che si riscaldano con caldaie veramente molto vecchie, non più sicure e che consumano anche molto metano, l’aver buttato caldaie seminuove è stato uno sfregio alla loro situazione economica
Un altro incentivo invece molto più interessante è sicuramente il Super Sismabonus
Pregi del Super Sismabonus
Probabilmente tutto l’incentivo sarebbe dovuto confluire nel Super Sismabonus in quanto il miglioramento antisismico delle strutture è un’attività improrogabile.
L’Italia fino a pochi anni fa, non aveva una cultura generalizzata sull’antisismica o meglio, le tecniche conosciute erano assolutamente all’avanguardia, ma mancando una legislazione appropriata, molte costruzioni e ristrutturazioni anche più recenti sono state eseguite senza particolari attenzioni. Gli ultimi terremoti verificatesi a L’Aquila, in Emilia e l’ultimo che ha colpito più Regioni del Centro Italia, hanno evidenziato una vulnerabilità del territorio assolutamente molto grave. Tutto l’arco appenninico e non solo può essere interessato da eventi rilevanti e purtroppo molte comunità locali hanno verificato l’inadeguatezza delle strutture, sia per la presenza di innumerevoli agglomerati urbani molto vecchi e sia per lavori di ristrutturazione o modifiche eseguiti male.
La politica dovrebbe individuare le priorità che sono fin troppo evidenti. È assolutamente insensato incentivare l’efficientamento energetico degli edifici quando poi non c’è nessuna norma che obblighi l’adeguamento sismico e peggio i fondi messi a disposizione sono assolutamente insufficienti.Come è possibile che lo Stato accetti di avere le scuole, gli ospedali e tanti altri edifici pubblici non consolidati pur di incentivare il fotovoltaico e il cappotto termico degli edifici privati.
È assolutamente necessario investire di più nella riqualificazione antisismica del tessuto edilizio esistente dando massima priorità alla riduzione delle criticità del Paese, in particolare riducendo la vulnerabilità degli edifici dello Stato e degli Enti Locali.




















