Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è evidentemente un problema globale che riguarda tutti i Paesi del mondo e non solo l’Italia e questo già fa capire che adottare dei provvedimenti nazionali o peggio locali non può portare a nessun beneficio.

Se invece si parla di inquinamento localizzato tipico delle città più grandi ed industrializzate allora si possono prevedere degli investimenti che se mirati correttamente possono ottenere dei benefici importanti.

Si riportano alcune considerazioni di carattere globale

  • Aumento dell’anidride carbonica

L’anidride carbonica (CO2) ad oggi è la prima imputata del cambiamento climatico. Per avere la combustione dobbiamo avere atomi di Carbonio che reagiscono con l’ossigeno per formare prima CO e poi CO2 nell’aria.

Non esistono quindi reazioni di combustione che non producano CO2. Dal motore a scoppio, al riscaldamento, ogni volta che viene bruciato un combustibile si produce anidride carbonica. Decarbonizzazione significa proprio interrompere questo processo e usare solo fonti rinnovabili come il solare che invece non producono CO2.

La correlazione tra aumento di CO2 e l’aumento della temperatura ad oggi non è però condiviso a livello mondiale, anzi alcuni Paesi in primis l’America non ritengono giustificato investire miliardi di euro sulla riduzione di emissioni di CO2. Il grafico a fianco mostra l’aumento della CO2 e della temperatura ma le scale non sono paragonabili e quindi si possono trovare dei grafici in cui la curva a salire della CO2 rimane uguale mentre quella della temperatura rimane molto più bassa.

  • Aumento della popolazione mondiale

La popolazione mondiale è passata da 4 miliardi degli anni ’70 a circa 8,23 miliardi nel 2025. È inevitabile che ogni individuo consumi e anzi pretenda di consumare energia e quindi l’aumento demografico mondiale è uno dei fattori che incide più di tutti sull’incremento delle emissioni di anidride carbonica (CO2). È importante evidenziare che l’Italia con i suoi sessanta milioni di abitanti, rappresenta solo lo 0,75 % della popolazione mondiale.

  • Sviluppo dei Paesi emergenti

Tanti Paesi che negli anni ’70 erano in via di sviluppo come la Cina, l’India, così come altre Nazioni dell’Europa, oggi sono delle potenze mondiali che consumano sempre più energia. Nei prossimi anni, anche altri Paesi oggi considerati emergenti miglioreranno il loro stile di vita aumentando i loro consumi di energia. Inevitabilmente il benessere, non più prerogativa di poche Nazioni ma allargato ad una percentuale sempre maggiore della popolazione mondiale, non può far altro che aumentare le emissioni di CO2.

  • Resilienza

Il problema più grande è che negli ultimi anni si è investito molto sul cercare di trovare soluzioni per ridurre le emissioni di anidride carbonica e così per esempio l’Italia ha investito molto sul fotovoltaico e sull’efficientamento energetico. Il Superbonus che doveva essere la soluzione per l’efficientamento energetico è stato un totale fallimento e a livello ambientale non ha portato nessun beneficio in termini di riduzione di CO2 globale. Il fotovoltaico è stato fin troppo incentivato tanto che anche su internet è quasi impossibile trovare un riferimento preciso sull’ammontare del denaro speso dal nostro Paese, ma tra vari bonus Nazionali e Regionali, incentivi e altri sostegni si valuta che l’Italia abbia investito più di 100 miliardi sugli impianti fotovoltaici.

Questi investimenti forse più utili alla politica che all’ambiente hanno tolto fondi alla resilienza, ovvero alla possibilità di investire sulle contromisure che potrebbero limitare gli effetti del cambiamento climatico. Così anche il PNRR in generale e il Piano per la Transizione Energetica non hanno, se non marginalmente, migliorato la fragilità del nostro territorio. Così i fiumi sono pieni di alberi e quelli sulle strade non vengono più potati e basta un po’ di pioggia per avere diverse frane o fango sulle strade o peggio a ridosso dei Comuni.

Analogamente basta un po’ di vento forte o pioggia che tutto diventa emergenza e così quello che una volta era un forte temporale diventa una bomba d’acqua che allaga interi comuni causando danni fin dentro alle abitazioni. Ma tanto per qualcuno basta dire che è colpa del cambiamento climatico e tutto si risolve o peggio basta emettere un’allerta meteo per scaricare tutte le responsabilità asu qualcun altro che ha preso provvedimenti.

A livello italiano

  • Maggiore sensibilità

È necessario investire molto sulla sensibilizzazione delle persone. Basta vedere i condizionatori che d’estate rimangono accesi negli uffici pubblici per capire quanto ancora si potrebbe fare per ridurre i consumi inutili. Il rispetto dell’ambiente deve crescere con le nuove generazioni e l’impegno deve essere collettivo. A tal fine sarebbe anche utile ridurre il carico di lavoro del fine settimana per gli studenti, specialmente di quelli più piccoli in modo da incentivare la conoscenza del territorio. In tal senso i Comuni dovrebbero essere la linfa vitale per progetti locali, specialmente per scoprire tutte le risorse naturali che ha l’Italia, ma molti di essi non hanno i soldi o le capacità organizzative e così mezza Italia, specialmente l’entroterra rimane quasi abbandonata. È paradossale sentir dire da molti che l’Italia potrebbe vivere quasi solo di turismo e poi invece la realtà è che gli Italiani non conoscono neanche il proprio territorio.

  • Investimenti poco proficui per l’ambiente

Tutti gli investimenti ai fini ambientali sono encomiabili, ma i fondi a disposizione non sono infiniti. Sarebbe quindi necessario selezionare con la massima attenzione solo quelle iniziative che hanno un beneficio tangibile per la collettività, come per esempio la riduzione dell’inquinamento delle città dove vivono migliaia se non milioni di persone. Per esempio l’incentivo all’uso delle biciclette elettriche nelle grandi città è un’iniziativa molto interessante.

Il cambiamento climatico è un problema globale

e non dei singoli Comuni!

  • Ordinanze inutili

    L’Italia emette lo 0,8% di CO2 e questo da il senso di quanto molte scelte politiche siano semplicemente ridicole. Considerato l’interesse collettivo della materia e le false informazioni che vengono costantemente fornite, sarebbe interessante riflettere anche su alcune iniziative prese dagli amministratori locali.

    Comunque, per riportare un esempio attinente, si analizza i benefici ottenuti in termini ambientali, da alcune ordinanze emesse in alcune località che vanno a limitare l’uso dei camini nelle civili abitazioni o l’abbruciamento degli sfalci vegetali.

    Ormai la maggior parte degli impianti di riscaldamento sono alimentati a metano e quindi nelle città il numero di camini è così limitato che rispetto all’inquinamento proprio della città, i fumi prodotti dalla combustione della legna sono veramente ininfluenti. 

    La conclusione è che queste prese di posizioni rischiano solo di generare confusione e rabbia nei cittadini, che ignari delle tante ordinanze emesse e nel rispetto della loro libertà continuano ad usare il camino con il rischio di vedesi recapitare una multa che non porta nessun vantaggio ambientale.

    Tutto questo nella speranza che non diventino i forni a legna per cuocere la pizza il problema del cambiamento climatico.

Riassunto

Il cambiamento climatico non è dovuto solo all’aumento delle emissioni di anidride carbonica, ma anche all’aumento della popolazione mondiale, all’aumento del benessere collettivo di molti Paesi emergenti e al menefreghismo delle persone che si ripercuote più che altro nell’inquinamento di molte parti della terra.

Il problema più grave è che l’Italia ha investito molto sulla riduzione delle emissioni di CO2 e pochissimo sulla resilienza ovvero sulla messa in sicurezza del territorio, pulizia dei fiumi, potatura degli alberi, potenziamento degli scarichi dell’acqua piovana nelle città, messa in sicurezza dei terreni e delle scarpate e quindi basta un niente per avere un’emergenza quando emergenza non dovrebbe essere.

La maggior parte delle emergenze dovute a maltempo, allagamenti nelle città , straripamenti dei fiumi, alberi caduti ecc non sono dovute al cambiamento climatico, ma ad una cattiva manutenzione del territorio

Roberto Paoletti

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