La situazione energetica Italiana

Che cosa significa ambiente?

Ambiente significa prima di tutto conoscenza.

Conoscenza dei dati e di tutto quello che riguarda l’energia e le alternative possibili. Ambiente significa formazione nelle scuole e tanta sensibilizzazione. Ambiente significa rispetto e conoscenza della montagna, dei laghi e di tutto quello che ci circonda partendo da una maggiore conoscenza della realtà che ci circonda. Ambiente significa anche intelligenza che a sua volta significa non buttare i soldi per iniziative estemporanee legate solo ad interessi personali, di qualche partito o di qualche azienda.

Non basta propagandare la parola ambiente!

Dentro una parola così importante c’è il mondo in cui viviamo. Ambiente significa come ci spostiamo dentro le città, come ci riscaldiamo, come accendiamo la luce, la televisione, il ferro da stiro, la lavastoviglie, il condizionatore, il forno e tutto quello che ci circonda. Non basta essere contro il metano, il petrolio o il carbone per essere ambientalista.

Rispettare l’ambiente significa prima di tutto analizzare i dati.

 

La situazione energetica Italiana

Le fonti energetiche e le loro caratteristiche principali

Le fonti energetiche principalmente utilizzate dall’Italia e che coprono quasi completamente il fabbisogno energetico nazionale sono: (Fonte: Bilancio Energetico dell’Italia)

I consumi di energia in Italia sono così ripartiti (dati aggiornati al 2020 –Fonte: Il giornale dell’ambiente). Non si sono trovati dati più aggiornati!

Rispetto al complessivo di tutte le fonti energetiche consumate in Italia (petrolio, metano, carbone e rinnovabili) l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è passata dal 15% del 2012 al 19% del 2017. Oggi siamo arrivati al 20% anche per via di un aumento dei consumi.

L’Italia consuma 1 milioni di barili circa al giorno (1 barile = 140 kg, 159 lt.). Il mondo ne consuma 100 milioni al giorno di cui 20 milioni solo gli Stati Uniti

L’anidride carbonica emessa dall’Italia rispetto al resto del mondo rappresenta lo 0,8% del complessivo. La Cina emette il 34% della CO2 emessa complessivamente con una variazione negli ultimi 20 anni del + 262% (9,5 tonnellate procapite), gli Stati Uniti il 12% (13,8 tonnellate procapite), l’Europa il 6,4% (5,6 tonnellate procapite). (Fonte Wikipedia).

Tra il 2010 e il 2019 la Cina è stato il principale investitore nella capacità di energia rinnovabile con 758 miliardi di dollari, secondi gli Stati Uniti con 356 miliardi e poi il Giappone con 202 miliardi, la Germania 179 miliardi, la Gran Bretagna 122 miliardi, l’India con 90 miliardi e poi l’Italia con più di 100 miliardi di dollari (Fonte A&E Energia). In tale conteggio è escluso il Superbonus che ha consumato da solo più di 160 miliardi

Le fonti Fossili

Il reperimento delle fonti energetiche primarie rappresenta un settore strategico per tutti i Paesi al mondo. Per l’Italia questo aspetto è ancora più vitale in quanto ha il grado più elevato di dipendenza energetica dall’estero rispetto ad altri paesi europei: il 75% contro il 45% della Francia, il 66% della Germania e il 68% della Spagna. Per il gas naturale e petrolio, il peso dell’import è superiore al 90% (contro una media Ue di circa il 70%). Fonte MED &Italian Energy Report 2019.

Purtroppo non esiste un’energetica proveniente dalle fonte fossile in assoluto migliore delle altre, ognuna ha i sui pregi e difetti.

Il petrolio e metano

  • Il petrolio è usato principalmente per la trazione (benzina, diesel e GPL) mentre il metano più per il riscaldamento domestico e per produrre energia elettrica. Negli ultimi anni per il suo prezzo più conveniente, il metano è sempre più utilizzato anche per il trasporto e per questo si sta sviluppando molto l’uso del GNL (Gas Naturale Liquido). Questo fino all’inizio della guerra con l’Ucraina. L’Italia consuma circa 55 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, ovvero più di un milione di barili al giorno.
  • Il petrolio e il metano hanno consentito lo sviluppo dell’era moderna tanto che oggi tutti i Paesi industrializzati sfruttano proprio queste risorse. In molti Paesi si sfrutta ancora molto anche il carbone e da alcuni decenni il nucleare.
  • Il petrolio e quindi i suoi sottoprodotti benzina, diesel e GPL quando bruciano producono varie sostanze nocive tra cui anidride carbonica (CO2), polveri sottili, ossidi vari, solfati ecc., solo in parte fermati dalle marmitte delle auto o dai filtri delle caldaie. Per le auto, dall’Euro 4 in poi la capacità filtrante delle marmitte permette degli standard sempre più performanti.
  • La combustione del metano normalmente è più pulita del diesel, il problema è che oltre ad emettere CO2, una buona percentuale del metano estratto viene disperso nell’ambiente per varie perdite lungo le linee mondiali e questo è un grave problema per il clima in quanto il metano nella sua formula chimica CH4 è anch’esso un importante gas serra. Il metano disperso in atmosfera proviene anche dalle discariche dei rifiuti urbani

Qual è la fonte energetica che emette meno anidride carbonica (CO2)? In realtà non esiste il carburante migliore e la tabella sottostante ne stima le emissioni per una Fiat Panda 1.2 di cilindrata. (Fonte Quattroruote)

Il referendum del 2016 per far chiudere le piattaforme del metano presenti nell’Adriatico è stato una follia alimentata dalle paure dei cittadini. Basta ad essere ipocriti, se vogliamo le nostre comodità, bisogna anche che ci accolliamo i nostri rischi senza considerare che tutte le attività “sporche” debbano essere fatte all’estero.

In riferimento alla proposta di chiusura delle piattaforme del metano, dell’Ilva e di altre grandi aziende Italiane, ognuno di noi si sta creando un’idea personale su quello che ritiene pericoloso o meno e trovando un alleato nel vicino di casa, o più lontano tramite i social network, rafforza la propria convinzione. Questa convinzione porta a sentirsi in dovere di convincere chiunque abbia un ruolo decisionale, della necessità di chiudere quella determinata attività e accusando poi la stessa persona di negligenza quando questi non risponde positivamente alla propria ideologia (effetto NIMBY EchoChamber).

Questo gioco è veramente molto pericoloso perché se seguissimo tutte le tendenze del momento, proposte da ogni singolo gruppo di persone, in poco tempo dovremmo chiudere metà delle aziende presenti in Italia.

Con un apparato normativo così complesso, una tassazione molto alta e difficoltà varie delle aziende, oggi far chiudere un’attività è facilissimo, il problema vero è cercare di tenerle aperte.

Risorgitalia si oppone fortemente al concetto di chiudere le aziende italiane solo perché vogliamo che la produzione che non ci piace venga fatta all’estero. L’orgoglio nazionale ci impone invece che finché avremo bisogno di un prodotto o di una fonte energetica, quel prodotto o quell’energia, dovrà essere realizzato o ricercato anche in casa.

Questo concetto vale ancora di più per l’energia in quanto gli approvvigionamenti di metano e petrolio sono anche fonti di guerre e disuguaglianze nel mondo e quindi è moralmente scorretto pensare di chiudere le piattaforme in Italia perché ritenute potenzialmente inquinanti per poi andare ad acquistare il metano da altre Nazioni.

Produzione energia elettrica

Produzione di energia elettrica da Fonti Rinnovabili

Nel 2024, la richiesta di elettricità nel nostro Paese è cresciuta del 2,2% rispetto al 2023. Il fabbisogno annuale di 312,3 TWh è stato coperto dalle fonti rinnovabili con un contributo pari al 41,2%, mentre le fonti non rinnovabili (fossili) hanno coperto il 42,5%. La restante parte del fabbisogno (16,3%) è stata coperta dal saldo dell’energia importata dall’estero.

Per le fonti fossili si tratta di un arretramento significativo, certamente il più importante degli ultimi 20 anni. La produzione da carbone segna un calo del 41%. E questa è un’ottima notizia: la fonte più inquinante torna a occupare una piccola fetta del nostro mix energetico dopo l’exploit del 2022. Anche il gas arretra, ma rimane la voce più importante del mix italiano

Chi anno dopo anno avanza inesorabilmente è il fotovoltaico, che ha guadagnato due punti percentuali arrivando a coprire il 12% della produzione italiana di energia elettrica

In Europa il 32% dell’energia elettrica è prodotta ancora dalle fonti fossili. In Polonia il 70% dell’energia elettrica è prodotta dal carbone, in Repubblica Ceca il 37%.

Impianti eolici

Gli impianti eolici coprono il 9,1% dell’energia elettrica prodotta e la trattazione è più o meno analoga a quella fatta per gli impianti fotovoltaici.

Energia idroelettrica

In Italia ci sono moltissime centrali idroelettriche di piccole e medie dimensioni, purtroppo molte sono state chiuse o mai ristrutturate.

Secondo lo Studio di Althesys, recentemente presentato a Roma e intitolato “L’idroelettrico crea valore per l’Italia”, la flotta idroelettrica italiana ha un potenziale ancora inespresso pari a circa 1800 MW (15TWh annui).

Una potenza che però necessita di essere liberata attraverso un programma integrato di investimenti, che secondo i calcoli di Althesys si aggira intorno ai 5,5 miliardi di euro. Ad oggi, stando allo studio, solo il 42% della capacità realizzata prima del 1960 è stata ammodernata.

La domanda è: “Perché si parla quasi sempre e solo di impianti fotovoltaici e pochissimo se non per niente di idroelettrico?” Evidentemente perché nel fotovoltaico c’è maggiore possibilità di far girare investimenti molto più importanti e più convenienti per tutti!

 

Biomasse, biocarburanti ed energia geotermica

Rappresentano la bioenergia e rappresentano l’8% dell’energia elettrica prodotta. È considerata rinnovabile anche se in realtà producono sempre carburanti che quando vengono bruciati emettono degli inquinanti paragonabili al diesel. Un esempio classico è il metano prodotto dalle discariche che viene bruciato in loco per la produzione di energia elettrica.

Valutazioni e considerazioni politiche

I dati sopra riportati permettono di fare dei ragionamenti politici

  • L’Italia ha investito nell’ultimo decennio più di 100 miliardi di Euro nelle energie rinnovabili in particolare sul fotovoltaico e circa 160 miliardi nel Superbonus, ma l’incremento dell’incidenza percentuale delle rinnovabili sui consumi totali di energia è stato solo dell’ordine del 3% (dal 17% del 2014 al 20% del 2024). Un po’ poco!
  • Anche a livello di emissioni di CO2 la riduzione nell’ultimo decennio è stato dell’ordine del 18% che se confrontato a livello mondiale significa neanche lo 0,2%. Purtroppo al livello globale questo significa che se c’è un cambiamento climatico in corso, gli investimenti dell’Italia fatti ai fini ambientali sono quasi impercettibili. Un po’ poco rispetto ai soldi spesi! E questo fa capire quanto invece dovremmo investire sulla riduzione dell’inquinamento localizzato delle città anziché sola sulla riduzione delle emissioni di CO2.
  • Anche se la percentuale di riduzione dell’anidride carbonica rispetto a quella emessa globalmente non ha un valore molto alto, almeno l’Italia e il mondo stanno cambiando rotta rispetto all’uso delle fonti fossili tradizionali. Il problema è quando “troppi” fondi vengono dirottati per un’unica problematica, questo significa far solo propaganda. Per troppi si intende rispetto a quanto investito per altri settori tipo la sanità, la scuola (ci sono ancora molti ospedali e scuole che non sono a norma per la prevenzione incendi e per l’antisismica), i comuni dell’entroterra e quelli colpiti dai terremoti, le strade dissestate, la manutenzione delle infrastrutture (ponti, gallerie), la prevenzione dei dissesti idrogeologici ecc. In Italia ogni settore avrebbe bisogno di più soldi ma a parte il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), i soldi non sono sufficienti per coprire tutte le necessità del Paese ed è quindi necessario individuare con assoluta certezza e prospettiva futura le priorità.

La politica deve ragionevolmente mediare le prioritarie esigenze, non serve fare propaganda per prendere i voti dagli ambientalisti, serve un confronto serio con tutti perché l’ambiente è di tutti, così come lo sono la scuola, la sanità ecc..

  • Sembra paradossale ma in India che ha investito 90 miliardi di dollari nelle energie alternative, oggi mancano i fondi per salvare le persone dalle malattie. Questo apre uno scenario che dovrebbe far riflettere. I problemi che riguardano l’umanità non possono essere risolti solo con qualche investimento delle nazioni ricche. Se non si trova una strada comune per intervenire anche su queste situazioni, si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti fino ad oggi e questo vale per la pandemia, per l’ambiente e per tutti gli altri problemi globali.

 

La gestione dell’energia alle Regioni

La gestione dell’energia a livello regionale si articola su diversi fronti, tra cui il ruolo delle Regioni nella semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti di energia rinnovabile e nel sostegno a programmi di efficienza energetica. Le Regioni hanno compiti importanti nell’attuazione delle politiche energetiche nazionali, con l’obiettivo di razionalizzare l’uso dell’energia e promuovere le fonti rinnovabili. Il settore energetico rimane quindi in capo allo Stato e le Regioni attuano il programma nazionale a livello regionale.

Il problema che questo sistema ha limitato ulteriormente la possibilità di costruire i termovalorizzatori, muovi pozzi di estrazione del metano o impianti a biogas e quindi la maggior parte degli impegni delle regioni si sono concentrati sul fotovoltaico che evidentemente fa molta fatica a seguire l’evoluzione energetica del Paese.

La gestione dell’energia delegata alle Regioni è solo parzialmente utile al sistema e quindi ad oggi presenta molti limiti.

 

Consolidamento degli accordi internazionali

Attualmente l’Italia non è nella situazione ottimale per proporsi incisivamente nel mercato mondiale del petrolio o del gas metano e quindi è assolutamente ragionevole mantenere e consolidare gli accordi energetici siglati negli anni con le altre Nazioni. L’Italia è in una situazione assolutamente delicata sotto il profilo energetico tanto che minime oscillazioni del costo del greggio o del metano producono fortissime ripercussione sulla produzione e sui trasporti.

 

Corretta diversificazione delle fonti di approvvigionamento

Uno dei vantaggi dell’Italia è quello di aver saputo diversificare l’approvvigionamento delle fonti energetiche tra le fonti fossili e le rinnovabili. Le fonti energetiche impiegate per la copertura del fabbisogno energetico sono abbastanza equilibrate e quindi anche per i motivi indicati nel paragrafo Fotovoltaico ed eolico, non è ragionevole investire solo sulle energie rinnovabili, ma bisognerebbe avere una programmazione energetica almeno decennale

 

Sfruttamento dei giacimenti di metano e petrolio Italiani

È necessario valutare bene le risorse energetiche italiane e chi le può sfruttare. Gli accordi comunitari prevedono che lo sfruttamento dei giacimenti di metano e petrolio siano concessi ad aziende tramite appalti europei. Il Governo deve mettere in campo tutte le risorse disponibile per limitare questa liberalizzazione.

Una proposta potrebbe essere quella di proporre un compromesso che in qualche modo vada a compensare la penalizzazione imposta dall’Europa sulla riduzione delle nostre quote latte, zucchero, vino ecc. Ricordiamo che l’Italia è stata la Nazione che più di tutte ha subito la riduzione delle quote di mercato a vantaggio di Nazioni anche più ricche di noi. In più occasioni l’Europa ha investito sulla chiusura delle nostre aziende e questo grazie anche al tacito consenso di chi invece doveva difendere a tutti i costi la produzione Italiana. La chiusura di tanti zuccherifici è forse l’esempio più eclatante di una strategia non condivisa.

 

Maggiore trasparenza nelle bollette energetiche

Le bollette di luce e gas devono essere sempre più trasparenti. È necessario avviare un’indagine più approfondita considerando che la costruzione degli elettrodotti e metanodotti sono già stati pagati dagli Italiani con le tasse versate nei decenni passati. Inoltre il canone RAI non può essere fatto pagare nella bolletta dell’ENEL in quanto l’energia elettrica è un sevizio essenziale o primario, mentre la televisione no.

L’aspetto più eclatante è che chi ha il fotovoltaico e non consuma energia elettrica deve comunque pagare le spese per così dire fisse nelle bollette e quindi un minimo di 50 o 60 € rimane sempre anche se i kW consumanti sono zero.

 

Possibili interventi di efficientamento energetico

I possibili interventi di efficientamento energetico sono i seguenti:

  • la sostituzione degli infissi. La maggior parte dell’energia termica (calore) viene dispersa dalle finestre molto vecchie con vetri singoli
  • la sostituzione della caldaia. I rendimenti delle caldaie molto datate sono particolarmente bassi e non garantiscono uno standard di sicurezza elevato.

Questi due interventi permetterebbero già da soli di risparmiare tra il 30% e il 50% dei consumi annui ed inoltre hanno il pregio di non essere particolarmente invasivi e dispendiosi.

Gli investimenti del Superbonus sono stati eccessivi rispetto ai benefici prodotti per l’ambiente e anche rispetto ai risparmi per le famiglie.

Invece del Superbonus sarebbe stato sicuramente meglio investire sulla sostituzione degli infissi e sulla sostituzione delle caldaie.

Altri possibili interventi economicamente più impegnativi sono:

  • la coibentazione delle pareti esterne (cappotto termico) che permetterebbe di risparmiare un altro 25-30% dei consumi. A tal proposito si rileva per esempio, l’evidente incongruenza di incentivare l’installazione di un cappotto termico su edifici assolutamente vulnerabili dal punto di vista sismico.
  • l’installazione di pompe di calore (abbinate ad impianti fotovoltaici)
  • il riscaldamento a pavimento (abbinato ad una fonte geotermica o al solare termico)
  • installazione di impianti solari termici anche se il risparmio energetico non è così importante. Il consumo di metano per riscaldare l’acqua nel periodo estivo è infatti trascurabile rispetto al consumo invernale di metano per il riscaldamento.
  • molti altri come energia geotermica ecc.

Ovviamente è bene considerare che più aumenta la tecnologia e più aumenta l’investimento iniziale e la manutenzione degli impianti.

A livello industriale l’efficientamento energetico è molto più complesso e gli investimenti sono molto più onerosi.

Più risolutezza nell’accesso ai fondi Europei

Maggiore attenzione ai fondi Europei e regionali. L’Italia è uno dei maggiori contribuenti del Fondo Strutturale d’Investimento Europeo (SIE) gestito dalla Commissione Europea. Questi soldi in parte tornano in Italia tramite i fondi strutturali europei e regionali (FES e FESR).

Ogni amministrazione dovrebbe creare nel proprio organico, un gruppo di professionisti, formati e specializzati per la predisposizione dei progetti europei.

Alcune Amministrazioni più virtuose hanno formato dei tecnici interni per l’ottenimento dei fondi europei ma non sono riuscite ad incentivare il maggior carico di lavoro richiesto ai dipendenti. Inoltre i fondi ottenuti spesso non possono essere gestiti direttamente dalle amministrazioni richiedenti con delle complicazioni burocratiche notevoli.

Tutti questi processi devono essere invece assolutamente agevolati e le persone formate devono essere incentivate con una percentuale anche minima, dei fondi ottenuti. L’incentivo distribuito al singolo dipendente in questo senso deve diventare veramente uno strumento motivazionale sia dal punto di vista economico che professionale

Maggiore flessibilità nell’applicazione degli obiettivi Europei

Gli obiettivi decisi dall’Unione Europea, devono essere applicati con un maggior margine di tolleranza. Prima di chiedere ulteriori sforzi all’Italia, è necessario quantificare con attenzione i potenziali benefici ambientali ricavabili. Ad oggi la maggior parte delle proposte dell’Europa a livello energetico sono mine vaganti nei confronti delle persone; fanno solo confusione e alimentano solo molta sfiducia nel sistema e nella politica.

È necessario anche ricordare che molti Paesi in Europa, tra cui anche la Germania, la Polonia, la Repubblica Ceca ed altri, producono la maggior parte della corrente elettrica e del calore necessario per il riscaldamento, con il carbone.

Se si vuole fare quindi un’analisi delle priorità è chiaro che sarebbe necessario intervenire prima sul miglioramento di queste situazioni che sono realmente più impattanti per l’ambiente.

Inoltre, rispetto al PIL prodotto, l’Italia è quasi uno dei Paesi più virtuosi d’Europa rispetto alle emissioni di CO2.

Siamo tutti d’accordo che si possa e si debba fare di più, l’importante è che gli investimenti non ricadano sempre sulle tasse degli Italiani e che le restrizioni emanate in materia energetica, invece di migliorare la situazione delle aziende, non ne agevolino solamente la loro chiusura, visto che già di per loro, le aziende italiane vivono momenti abbastanza difficili.

Riduzione delle emissioni da parte delle centrali elettriche e maggior controllo

È necessario inoltre porre la massima attenzione sulle emissioni dei grandi impianti industriali e delle grande centrali elettriche. È necessario quindi obbligare l’installazione di nuovi e più efficienti impianti di abbattimento di emissione si sostanze pericolose al fine di rendere quasi nullo l’impatto ambientale.

Premesso questo aspetto di ovvia necessità, è necessario opporsi fortemente alla chiusura incondizionata di tutti gli impianti elettrici Italiani. Anche per le centrali a carbone, che sono notoriamente le più nocive, esistono dei sistemi di abbattimento totale delle emissioni e quindi prima di chiudere un qualsiasi grosso impianto è necessario domandarci in che direzione vogliamo andare e che Paese sarà l’Italia tra venti o trent’anni. È sconcertante e avvilente rilevare con quanta facilità si stanno proponendo la chiusura di tante aziende e in nome di un falso ambientalismo professato solo da chi ha interessi economici personali. La chiusura di questi impianti non è a costo zero e ha sempre forti ripercussioni sulla nostra vita sociale, sul lavoro, sulla produzione, sulla dipendenza da altri Paesi.

Una volta eravamo noi gli inventori e i promotori di nuove tecnologie e i nostri nonni non avevano paura delle sfide e si sono messi in gioco, rischiando anche un po’, ma consapevoli di una forza d’animo e con la voglia di fare e di costruire.

Una volta avremmo inventato sistemi ad inquinamento zero, sistemi moderni e più efficienti, ma mai nessuno si sarebbe sognato di chiudere un’azienda senza tentare, senza provare e senza battersi.

Approfondimenti tematici

  • L’energia elettrica e l’idrogeno non sono energie primarie in quanto non esistono in natura e quindi devono essere prodotte da altre fonti energetiche.

La corrente elettrica e l’idrogeno sono quindi solo due vettori di energia che permettono di trasportare l’energia prodotta da una centrale elettrica o da un altro sistema fino a dentro le nostre abitazioni o fabbriche.

  • La maggior parte dell’energia elettrica è assorbita dall’industria durante le ore diurne. Visto che l’accumulo di energia elettrica avviene ancora ad un rendimento molto basso, questa deve essere prodotta quando serve, cioè di giorno e possibilmente vicino ai grandi poli industriali per evitare grandi perdite di trasporto sulle linee elettriche.
  • Con il decentramento delle competenze dello Stato, la gestione dell’energia è passata in parte alle Regioni. La gestione regionale dell’energia richiede delle strutture organizzative e degli oneri molto elevati e spesso neanche tanto ricompensati dai risultati ottenuti.

Per la sola redazione dei Piani Energetici Regionali (PEAR), principali strumenti attraverso i quali le Regioni possono programmare ed indirizzare gli interventi strutturali in campo energetico, sono infatti richieste risorse economiche molto importanti e spesso i documenti prodotti, composti da centinaia se non migliaia di pagine, hanno una ridottissima utilità pratica.

Ambiente

Quello energetico, rimane da sempre uno dei problemi più importanti per tutte le società moderne. Purtroppo negli anni si sono solo consolidate troppe situazioni di monopolio che hanno consentito l’arricchimento di alcune nazioni a scapito di altre che sono rimaste sempre più povere e i suoi cittadini privi di diritti. Questo a lungo andare sta portando all’esasperazione di molti popoli e alimenta il terrorismo, così i flussi migratori, sono solo la punta di un iceberg che nascondo il gigantesco divario umanitario.

Il mondo non può procedere così! La terra potrebbe dare da bere e da mangiare a tutti in un benessere collettivo, eppure ancora cerchiamo una ragione per provocare guerre in giro per mondo.

La popolazione mondiale consuma 99,7 milioni di barili al giorno di petrolio e qualcuno pensa che entro il 2050 si può avere l’Europa ad emissioni zero. È solo una falsa promessa!

Se l’Europa ma di più il Mondo riuscisse a ridurre le emissioni di CO2 dell’ordine del 30% sarebbe già una grande conquista planetaria.

Il Green Deal, l’economia circolante, lo sviluppo sostenibile è tutto molto bello ma di fatto sono poche le proposte interessanti e risolutive ai fini ambientali perché probabilmente nessuno sa veramente come limitare il cambiamento climatico in atto e quindi la soluzione è investire su tutto.

È importante evidenziare che la Cina, gli Stati Uniti, l’India e la Russia emettono da soli più del 60%-70% della CO2 prodotta nel mondo mentre ad esempio l’Italia ne emette lo 0,8%.

Questo significa che se il mondo non cambia, lo sforzo compiuto da alcune nazioni sarà inutile perché qualsiasi fenomeno negativo in corso, esso continuerà tranquillamente a svilupparsi.

Purtroppo poi, ancora moltissime nazione, specialmente quelle più povere o emergenti, sono alimentate dal carbone, e non c’è nessuna prospettiva di un loro imminente cambiamento.

 

Investimenti fatti in Italia

L’Italia sta investendo su tutto, impianti fotovoltaici, idrogeno, superbonus 110%, dissesto idrogeologico, macchine elettriche e altre decine di iniziative che tradotto significa investire su tutto per dare un po’ di soldi a tutti!

Il Piano per la transizione energetica prevede la riduzione, entro il 2030, del 55% delle emissioni di CO2. Un tale traguardo non sarebbe proponibile neanche se l’Italia fallisse domani o se tutti gli Italiani rimanessero a casa come durante i lockdown della pandemia.

Roberto Paoletti

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